Ha ragione il ministro La Russa. Chi non creda ai valori cristiani non merita di vivere perche senza valori come si puo vivere? Voi sinistri, frammassoni ebrei maomettani testimoni di geova, valdesi atei e libertini come potete vivere?? Volete lasciare ai muri il vuoto delle vostre anime disperate. Volete inchinarvi agli estracommunitari pagani che affollano le nostre citta. Proprio come Marrazzo che andava con un viados mezzo negro e brasiliano. Vergognatesi e convertitevi!
Salutoni, Antonio Zaimbri
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende“il simbolo della nostra tradizione”contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito.
Ho imparato, purtroppo, che i libri stanno aumentando di prezzo a un ritmo vertiginoso. Per non farsene accorgere le case editrici hanno un sistema: aumentano i prezzi di poco – dieci, venti centesimi per volta – ma con frequenza altissima. Com’è facile immaginare questa strategia è attuata soprattutto con i tascabili, con il risultato che certe edizioni che passano per “economiche” ormai arrivano a costare anche diciotto (18) euro. Le prove materiali di tutto questo non sono tanto i fogli pieni di titoli con vecchio e nuovo prezzo che le case editrici mandano alle librerie a cadenza mensile. E nemmeno le diottrie che io perdo ogni volta che devo spulciare queste liste, trovare i libri elencati e appiccicargli un nuovo prezzo. No, le prove materiali sono quei libri che si vendono più lentamente di quanto aumenti il loro valore, col risultato che il loro prezzo, passato in poco tempo per esempio da 12.000 lire a 13 euro, è coperto tre, quattro, anche cinque volte, da quello nuovo.
Rivista “Fernandel” - L’apprendista libraio (novembre 2009) (via phonkmeister) (via hardcorejudas)
un po’ di teoria dei prezzi non farebbe male: se si aumentano i prezzi e la gente continua a comprare, i prezzi continueranno a salire. Difficile?
(via thediamondage)
(via ilgobbomalefico)
O anche, se per arrivare in pari ci si aspetta di dover vendere 1000 libri, ma il numero di compratori cala (diminuzione dei lettori generica o diminuzione degli acquisti a causa di copie pirata su ereader), per riuscire ad ottenere lo stesso margine di guadagno si spende meno nei traduttori (vedi Fanucci) e si aumentano i prezzi.
I libri sono un bene difficile. La musica puoi ascoltarla quando fai altro, può essere solo un ronzio, i videogiochi non sono particolarmente faticosi e si possono fare in gruppo, così come possono essere usati come sottofondo o come svago di una serata i film.
Il libro è un divertimento solitario che richiede attenzione, non puoi andartene in bagno e ritrovarti cento pagine dopo o leggere un libro mentre studi. Inoltre è faticoso leggere, non è un’operazione immediata. Un divertimento faticoso, poco immediato e solitario è difficile che attiri un pubblico troppo vasto (considera che in Italia più del 60% della popolazione non legge più di 6 libri l’anno e la maggior parte sono libri che si avevano già in casa o che sono stati regalati). E’ un mercato relativamente piccolo e localizzato. Io stesso a forza di ebook legali o illegali ho ridotto drasticamente le mie spese sul versante cartaceo (parlo di centinaia di euro non di decine) e non sono l’unico. Le spese della casa editrice rimangono le stesse anche se i compratori diminuiscono. Molti libri non arriveranno mai alle 1000 copie necessarie per il ritorno economico, l’unica soluzione è ridurre la quota di pareggio, 800 volumi ad esempio, e per recuperare in 800 volumi il prezzo unitario deve aumentare…
(via hangedman)
(via zuppadivetro)
3 days ago
13 notes